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Come riconoscere una coperta traspirante ed efficace? Il segnale che pochi considerano durante l’acquisto

📅 29 Luglio 2026✍️ di Emilia Fontanesi⏱️ 7 min di lettura

Quando si sceglie una coperta per un cavallo o un cane da lavoro, l’errore più comune è fermarsi a grammatura dell’imbottitura, denari del tessuto esterno o colonna d’acqua. Tutti elementi utili, ma non sufficienti a dire se quella coperta manterrà l’animale all’asciutto evitando l’accumulo di umidità sotto il tessuto. Il parametro che fa davvero la differenza è spesso assente nelle schede prodotto e raramente valutato in negozio: la resistenza all’evaporazione, indicata come valore RET secondo norma.

Che cosa significa “traspirante” in termini tecnici

Nel settore tessile, “traspirante” non è un concetto generico. Indica la capacità di un materiale di far passare il vapore acqueo prodotto dal corpo, riducendo condensa e surriscaldamento sotto la coperta. Due grandezze descrivono questo comportamento con approcci diversi:

  • Permeabilità all’aria: misura quanta aria attraversa il tessuto sotto una certa differenza di pressione. È testata secondo ISO 9237 e si esprime in L/m²/s o mm/s. Un’elevata permeabilità all’aria favorisce la ventilazione, ma non sempre indica una buona gestione del vapore se il tessuto ha trattamenti o membrane.
  • Resistenza all’evaporazione (RET): misura l’ostacolo che il materiale oppone al passaggio del vapore acqueo, secondo ISO 11092 (conosciuta anche come EN 31092). L’unità è m²·Pa/W. Più il RET è basso, maggiore è la capacità della coperta di trasferire l’umidità verso l’esterno.

Alcuni produttori riportano anche la MVTR (Moisture Vapor Transmission Rate), espressa in g/m²/24h. È diffusa nell’outdoor umano, ma le procedure di prova possono variare; per confronti coerenti, i valori RET sono più affidabili perché legati a una norma univoca.

Il segnale trascurato: cercare il valore RET in etichetta

Il “segnale” che pochi considerano durante l’acquisto è la presenza del valore RET dichiarato e del richiamo alla norma di prova. In etichetta o scheda tecnica, la dicitura da cercare è “RET (ISO 11092/EN 31092)”. Quando disponibile, permette una scelta basata su dati, non su impressioni o slogan.

Interpretazione pratica delle classi RET:

  • RET < 6: traspirazione eccellente. Indicato per lavoro intenso, cavalli tosati, cani sportivi in attività moderata con clima umido.
  • RET 6–13: molto buono. Adatto a copririgide da paddock impermeabili ma reattive, lavoro leggero, gestione in mezza stagione.
  • RET 13–20: medio. Per riposo in box o cani a bassa attività, clima freddo e secco, imbottiture medio-alte.
  • RET 20–30: basso. Rischio condensa durante attività; uso solo statico o per brevi periodi.
  • RET > 30: scarso. Indicato solo per coperture protettive temporanee o pioggia battente senza movimento dell’animale.

Per cavalli tosati e lavoro all’aperto, un RET inferiore a 13 riduce sensibilmente il rischio di sudorazione residua sotto la coperta. In box ben ventilati, un RET fino a 20 può essere accettabile se l’imbottitura è corretta e il cavallo è a riposo. Per cani da utilità o cani sportivi dopo l’allenamento, valori RET sotto 10 aiutano a smaltire rapidamente l’umidità della condensa post-esercizio.

Classe RET Scenario consigliato Tipologia coperta
< 6 Recupero post-lavoro, animali tosati, clima umido Shell leggera o media con membrana altamente traspirante
6–13 Paddock invernale, lavoro leggero, mezza stagione Turnout impermeabile/traspirante, imbottitura 100–200 g/m²
13–20 Riposo in box, cani a bassa attività Coperta stalla o mantella cane con fodera assorbente
20–30 Uso statico breve, protezione da pioggia intensa Guscio impermeabile con rivestimenti protettivi spessi

Materiali e costruzione: cosa incide davvero sulla traspirazione

Oltre al valore RET, il comportamento reale dipende da materiali e dettagli costruttivi.

  • Tessuto esterno: poliestere o nylon da 600D a 1200D offrono robustezza contro strappi in paddock. La sola “densità in denari” non indica traspirabilità. Se presente una membrana impermeabile (PU, TPU o ePTFE), la sua microstruttura determina la capacità di far passare il vapore. Le membrane ePTFE tendono a garantire RET più bassi a parità di impermeabilità.
  • Trattamenti superficiali: il DWR (idrorepellenza a lunga durata) mantiene asciutta la superficie, evitando saturazione che blocca gli scambi di vapore. Va ripristinato periodicamente.
  • Fodera interna: taffetà di poliestere scorrevole riduce attriti e sfregamenti; inserti in rete 3D o filati idrofili favoriscono il trasporto capillare del sudore dalla cute verso l’esterno. Fodere spazzolate sono confortevoli ma possono intrappolare umidità se il RET complessivo è elevato.
  • Cuciture e nastratura: cuciture nastrate aumentano l’impermeabilità ma, se eccessive o con nastri pesanti, riducono le “vie” di traspirazione nelle zone critiche. Un compromesso ben progettato concentra la nastratura dove serve davvero.
  • Imbottitura: più grammi per metro quadro aumentano l’isolamento ma possono ostacolare la migrazione del vapore se la struttura è troppo densa. Fibre cave siliconate mantengono canali d’aria e asciugano più rapidamente.

Vestibilità e microclima: la traspirazione funziona solo se la coperta calza bene

Una coperta con ottimo RET può fallire se la vestibilità crea pieghe, compressioni o microcamere d’aria bloccate. Per cavalli, la misura punto spalla–coda deve essere precisa; il margine consigliato è ±3 cm, evitando slittamenti che occludono aperture di ventilazione anteriori e laterali. Gli spallacci devono permettere due dita di agio, non di più.

Per cani, la lunghezza base-collo/base-coda e la circonferenza torace vanno misurate con tolleranza di 1–2 cm. Imbracature, pettorine e cinghie della mantella non devono sovrapporsi in modo da creare punti di accumulo di umidità.

Il microclima ideale sotto la coperta prevede temperatura stabile e umidità relativa che non superi stabilmente il 70%. Oltre questa soglia aumenta il rischio di condensa, cute macerata e raffreddamento post-evaporazione. Per cavalli tosati, la stratificazione modulare (liner leggeri + guscio traspirante) consente di adattare il microclima senza compromettere la dispersione del vapore.

Come verificarne l’efficacia a casa in modo oggettivo

In assenza di dati di laboratorio, alcune procedure casalinghe aiutano a comparare coprighiaccio e mantelle in modo ripetibile:

  • Test di asciugatura controllata: dopo una sessione di lavoro, rimuovere sudore superficiale con una striglia o panno. Indossare la coperta per 30 minuti. Inserire un piccolo datalogger di umidità/temperatura in una tasca interna o fissato alla fibbia anteriore (ben protetto). Un capo realmente traspirante mostrerà un picco iniziale di umidità seguito da una discesa entro 15–20 minuti e temperatura stabile.
  • Confronto di condensa: stendere un quadrato di tessuto della coperta su una ciotola con acqua a 40–45 °C per 10 minuti, coprendo con un secondo contenitore freddo senza sgocciolii. Valutare quanta condensa si forma. Meno condensa sotto il lato caldo indica migliore passaggio di vapore. Usare porzioni equivalenti e condizioni identiche per il confronto.
  • Osservazione alla luce: dopo un’uscita sotto pioggia leggera, capovolgere la coperta e valutare eventuali aloni umidi localizzati. Zone bagnate diffuse indicano saturazione del tessuto esterno e possibile blocco degli scambi finché non si ripristina il DWR.

Manutenzione corretta: lavare a 30 °C con detergenti specifici per membrane, mai ammorbidenti; risciacqui abbondanti; asciugatura all’aria; ripristino DWR con spray o calore moderato, se indicato dal produttore. Una coperta ben mantenuta conserva valori funzionali più vicini a quelli dichiarati.

Errori comuni da evitare

  • Confondere impermeabilità con traspirabilità: la colonna d’acqua (es. 3000–5000 mm) indica tenuta alla pioggia, non la capacità di smaltire vapore. Un capo può essere impermeabile e poco traspirante.
  • Affidarsi solo alla grammatura: 200 g/m² non dicono nulla sulla gestione dell’umidità. La stessa imbottitura, con fodera e membrana diverse, può comportarsi in modo opposto.
  • Scegliere taglie abbondanti “per sicurezza”: l’eccesso di tessuto tende a collassare e a intrappolare aria umida nelle spalle e sull’incollatura.
  • Ignorare la tosatura: un cavallo tosato necessita di traspirazione più efficiente a parità di isolamento, perché manca il regolatore naturale dato dal pelo.
  • Dimenticare la ventilazione dell’ambiente: una coperta traspirante in un box saturo di umidità lavora male; serve ricambio d’aria regolare.

Checklist tecnica per l’acquisto consapevole

  • Verificare la presenza del valore RET con riferimento a ISO 11092/EN 31092. In assenza, cercare MVTR e chiedere chiarimenti al rivenditore.
  • Controllare materiali: membrana dichiarata, tipo di fodera, presenza e qualità del DWR.
  • Esaminare costruzione: nastratura essenziale, cuciture pulite, pannelli di ventilazione o fodere differenziate nelle zone a maggiore sudorazione.
  • Provare la vestibilità: agio di due dita su spalle e torace, libertà di movimento senza rotazioni laterali.
  • Pianificare la manutenzione: detergenti compatibili, possibilità di ripristinare l’idrorepellenza, istruzioni chiare in etichetta.

In sintesi, la traspirazione non è un concetto vago ma un dato misurabile. Cercare il valore RET in etichetta, leggerne correttamente le soglie e valutarlo insieme a materiali, costruzione e vestibilità permette di selezionare coperte che proteggono davvero il cavallo o il cane, mantenendo asciutto il mantello e stabile il microclima cutaneo durante lavoro, recupero e riposo.

Emilia Fontanesi

Emilia Fontanesi è cresciuta in una casa piena di animali. Dopo aver gestito insieme al marito una fattoria didattica, oggi scrive storie e manuali per aiutare le persone a instaurare un rapporto consapevole con i propri animali domestici, ispirandosi spesso alle avventure del suo cocker anziano e degli asinelli di famiglia.