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Come evitare tensioni durante la salita in sella: Il passaggio chiave spesso ignorato dagli allievi

📅 31 Luglio 2026✍️ di Gianni Corradini⏱️ 5 min di lettura

In maneggio vedo spesso lo stesso film: allievo pronto, cavallo irrequieto, salita in sella frettolosa e i primi minuti di lavoro buttati a rincorrere calma e attenzione. Non è sfortuna, è un’abitudine sbagliata. Dopo anni tra stalle e campi, ho capito che la differenza la fa un gesto semplice, concreto, da inserire prima di caricare la staffa. Sono pochi secondi che valgono l’intera sessione.

Il passaggio chiave che molti saltano

Lo chiamo la pausa di respirazione e squadratura. Si fa a cavallo fermo, prima ancora di avvicinare la staffa. Il cavallo deve essere in equilibrio sui quattro piedi, non storto, non sbilanciato. Io guardo posteriori appena divaricati e anteriori paralleli. Poi chiedo un respiro: mano leggera sulla redine, tocco morbido sul collo, e aspetto un minimo segnale di decongestione – un sospiro, un colpo di lingua, uno sguardo che si ammorbidisce. In quel momento il dorso si distende e la muscolatura toracica smette di opporre resistenza.

Questo micro-rituale, se fatto bene, toglie il pensiero di fuga e dice al cavallo: si sale con calma, nulla fa male. La seconda parte della pausa è verificare il sottopancia in modo progressivo. Non tirate tutto in un colpo. Spesso allento di un buco, faccio due passi in avanti, poi richiudo a mezzo buco, verifico con le dita che la pelle non sia pizzicata, e solo allora finisco l’assetto. È il modo più semplice per evitare schiene fredde e reazioni nervose.

Come applicarla in 5 mosse operative

  • Portate il cavallo al blocco di monta o a uno sgabello stabile. Montare da terra stressa inutilemente spalla e schiena: riducete la torsione.
  • Sorvegliate l’allineamento: quattro piedi in assetto, collo in avanti, non incastrato su un lato. Una carezza al garrese, espirate voi per primi e aspettate il suo respiro.
  • Controllo del sottopancia a piccoli step: non stringete tutto insieme. Camminate due passi, fermo, poi finitelo. Se la pelle è tesa, massaggiate un secondo la zona dietro il gomito.
  • Pre-carico della staffa, non salto: mettete il piede e caricate il peso in tre tempi lenti. Se il cavallo pensa di muoversi, scendete il peso e ripartite dalla pausa.
  • Entrata in sella scivolata: bacino vicino alla sella, mano al pomo, non vi catapultate. Una volta su, restate fermi cinque secondi. Poi chiedete il primo passo.

Questa micro-coreografia richiede meno di un minuto. Ma la differenza sul morale del cavallo è netta: si sale senza allarme e il primo trotto arriva già con la schiena che collabora.

Errori tipici da evitare

  • Stringere il sottopancia tutto in un colpo: crea reazioni di difesa e memoria negativa del momento di salita.
  • Montare da terra quando non necessario: la torsione del dorso al primo impatto accende subito tensione.
  • Caricare la staffa bruscamente: il piede che piomba è come una sveglia a volume massimo.
  • Tenere le redini corte e dure mentre salite: dà al cavallo un solo messaggio, scappa o irrigidisciti.
  • Ignorare il primo passo dopo la salita: se parte, non tirate; fermatevi, scendete di un grado di energia e rifate la pausa.

Un caso reale: due sedute per cambiare faccia alla partenza

Mi è capitato di recente con Marta e Bruno, un Sella Italiano di otto anni. Ogni volta che Marta metteva il piede in staffa, Bruno spostava il posteriore e partiva di scatto nei primi tre metri. Lei reagiva trattenendo le redini, lui s’irrigidiva ancora di più: un circolo vizioso perfetto.

Prima seduta: ho chiesto a Marta di lavorare solo la pausa. Niente fretta di salire. Abbiamo passato dieci minuti a squadrarlo e a farci garantire un respiro prima di ogni tentativo. Sottopancia chiuso in due tempi, poi pre-carico della staffa in tre conteggi. Al primo segnale di movimento, stop, peso giù, carezza e da capo. Alla fine della sessione, salita pulita ma ancora con una partenza tesa.

Seconda seduta: stesso rituale, ma con due accortezze extra. Monta da blocco più alto e, una volta su, immobilità di cinque secondi con focus su collo lungo e contatto leggero. Risultato: nessun balzo. Bruno ha camminato via con orecchio su Marta e schiena che oscillava. Da lì il lavoro è stato un’altra storia.

Perché funziona: tra corpo e testa

La pausa non è magia, è meccanica e fisiologia. Quando il cavallo respira e si allinea, il torace si apre e il dorso smette di contrarsi. La salita poi diventa un carico graduale, non un colpo laterale. È semplice Biomeccanica.

Sul piano mentale, il minuto della pausa manda un segnale preciso al Sistema nervoso simpatico: qui non serve prepararsi alla fuga. Premiare l’immobilità con voce bassa e carezza crea un’associazione che, ripetuta per qualche giorno, diventa abitudine. E quando la salita non punge più, l’ansia sparisce.

Non è un caso che le linee generali sul benessere e sull’educazione in campo promosse dalla comunità sportiva internazionale, a cominciare dalla FEI, sottolineino l’importanza di routine coerenti e prive di dolore percepito. La salita rientra in pieno in questo quadro.

Dettagli che contano (anche per il cavaliere)

La vostra postura è parte della soluzione. Quando caricate la staffa, tenete il busto vicino al pomo, spalle morbide e bacino che segue. Evitate di tirare le redini per reggervi: sviluppate invece un appoggio corto sulla mano interna alla sella e usate il blocco di monta ogni volta che potete.

Se sentite che il cavallo è elettrico quel giorno, fate un giro a mano di due minuti prima della pausa. Anche venti secondi di flessione laterale morbida al collo (non una piega estrema) possono sciogliere il pensiero di fuga. Poi tornate davanti al blocco e rifate la routine senza fretta.

Se montate da soli: piano B di sicurezza

Chi, come me, spesso lavora senza un assistente, dovrebbe impostare un piano B chiaro: se il cavallo si sposta, non inseguite la staffa. Scendete il peso, riportate il cavallo al blocco, ricompattate la squadratura, respirate e riprovate. Due tentativi puliti valgono più di cinque raffazzonati.

Nelle giornate di vento o in spazi nuovi, alzate l’asticella della pazienza e abbassate quella dell’ambizione. Il lavoro serio comincia con una salita che non tradisce fiducia. A casa, i miei due gatti e il border collie mi ricordano ogni sera che gli animali capiscono le nostre intenzioni molto meglio delle nostre parole: nel dubbio, fate parlare le mani leggere e il tempo ben speso.

In conclusione, non servono attrezzi speciali né teorie complicate. Serve un minuto di attenzione prima della staffa: squadratura, respiro, sottopancia progressivo e salita scivolata. Fatelo per una settimana e poi ditemi se i primi dieci minuti a cavallo non sono diventati improvvisamente i migliori della giornata.

Gianni Corradini

Gianni Corradini è cresciuto in provincia di Modena tra stalle e maneggi. Da ragazzo ha domato il suo primo cavallo e, da allora, non ha mai lasciato la sua passione per l’equitazione. Vive con due gatti e un border collie e si occupa spesso di risolvere problemi comportamentali nei cani dei vicini.