HomeSalute › Dieta e laminite nel cavallo domestico: l’alimento che scatena le ricadute
Salute

Dieta e laminite nel cavallo domestico: l’alimento che scatena le ricadute

📅 10 August 2026✍️ di Emilia Fontanesi⏱️ 7 min di lettura

La laminite, infiammazione e cedimento dell’apparato lamellare dello zoccolo, è una patologia ricorrente nei cavalli da compagnia. Tra i fattori scatenanti, l’alimentazione incide in maniera determinante, soprattutto nei soggetti con disfunzioni ormonali o sovrappeso. Questo articolo offre un quadro tecnico, aggiornato e operativo su come riconoscere l’alimento più pericoloso per le ricadute e su come impostare una gestione nutrizionale realmente preventiva.

Che cos’è la laminite e perché la dieta conta

Con il termine laminite si indica un processo infiammatorio e degenerativo delle lamine che ancorano la terza falange (falange distale) alla capsula cornea. Il risultato, nei casi gravi, è la rotazione o l’affondamento della falange, con dolore intenso e compromissione funzionale. Dal punto di vista clinico, i veterinari distinguono diverse forme, tra cui quella endocrina-metabolica, oggi la più frequente nei cavalli da compagnia: l’iperinsulinemia (eccesso di insulina circolante) innesca una cascata che altera la perfusione e l’integrità lamellare.

Al centro della predisposizione metabolica si trovano la resistenza all’insulina e la sindrome metabolica equina (EMS), spesso associate a sovrappeso e deposito adiposo sul collo (crest). Il legame con la dieta è diretto: pasti ricchi di carboidrati non strutturali (NSC: zuccheri semplici, amidi, fruttani) determinano picchi glicemici e iperinsulinemia. Il concetto di Indice glicemico aiuta a capire la rapidità e l’intensità della risposta glicemica post-prandiale, cruciale per i soggetti predisposti.

L’alimento che scatena le ricadute: l’erba giovane ricca di fruttani

Il fattore dietetico singolo più spesso implicato nelle ricadute è il pascolo su erba giovane ad alto contenuto di fruttani e zuccheri solubili. L’erba di crescita rapida, in primavera o dopo piogge seguite da sole, può raggiungere NSC totali del 15–30% sulla sostanza secca, con picchi nelle ore centrali della giornata. In presenza di notti fredde (approssimativamente sotto 5–6 °C), le piante consumano meno zuccheri durante la notte e le concentrazioni mattutine restano elevate, annullando il vantaggio di un accesso al pascolo nelle prime ore.

I fruttani, polimeri di fruttosio, non vengono digeriti nell’intestino tenue del cavallo. Quando raggiungono il cieco, fermentano rapidamente, alterando il pH e il microbiota, con rilascio di endotossine e segnali infiammatori che contribuiscono al danno lamellare. L’effetto endocrino si somma a quello fermentativo: l’ingestione rapida di zuccheri e amidi accentua l’iperinsulinemia, principale driver della forma endocrina di laminite.

Per questi motivi, il pascolo libero su erba giovane non è raccomandato nei soggetti già colpiti o a rischio. Se l’accesso al pascolo è inevitabile, occorre limitare il tempo, utilizzare museruole di contenimento dell’erba (grazing muzzle) e preferire periodi in cui l’accumulo di NSC è prevedibilmente minore, sempre monitorando le condizioni meteo stagionali.

Altri alimenti ad alto rischio e come valutarli

Oltre al pascolo, anche alcuni mangimi commerciali e “premi” possono innalzare pericolosamente l’apporto di NSC:

  • Cereali integrali e fioccati (avena, orzo, mais): ricchi di amido; sconsigliati nei soggetti con disfunzioni insuliniche.
  • Mangimi con melasso: il melasso aumenta zuccheri semplici e palatabilità.
  • Frutta e ortaggi zuccherini: mele e carote contengono rispettivamente circa 10% e 5–7% di zuccheri sul tal quale; le porzioni devono essere ridotte al minimo o evitate.

La valutazione pratica si basa sul contenuto di NSC dichiarato o ottenuto da analisi: per cavalli con pregressa laminite o EMS, si raccomanda un foraggio con NSC complessivo idealmente inferiore al 10% sulla sostanza secca (fino al 12% con cautela). Un approccio sistematico è allineato alle indicazioni del National Research Council, adottando piani razionali di razionamento in rapporto a peso, condizione corporea e lavoro.

Alimento NSC tipico (% s.s.) Rischio per soggetti a rischio Nota operativa
Erba giovane di primavera 15–30 Molto alto Evitare pascolo libero; limitare tempi e usare museruola
Fieno timothy maturo 8–12 Basso-moderato Preferibile se testato; obiettivo <10–12%
Fieno di erba medica 10–14 Moderato Attenzione a proteine/energia; test consigliato
Paglia d’orzo/avena 2–5 Basso Usare fino al 20–30% del foraggio per sazietà; controllare igiene
Polpa di barbabietola senza melasso 5–10 Basso Utile come carrier per integratori; reidratare
Avena/orzo/mais 20–50 (amido) Alto Da evitare; sostituire con fibre altamente digeribili
Mangimi con melasso >15 Alto Scegliere versioni “low-NSC” senza melasso
Mele/Carote (tal quale) 10 / 5–7 Moderato Limitare fortemente o evitare nei soggetti EMS

Protocollo alimentare sicuro dopo un episodio

La base è il foraggio analizzato e a basso NSC. La razione deve essere calcolata sulla sostanza secca (s.s.) rispetto al peso vivo (PV):

  • Per dimagrimento: 1,5% PV/die di foraggio (s.s.), con obiettivo graduale di perdita peso 0,5–1%/settimana.
  • Per mantenimento: 2,0% PV/die (s.s.), se la condizione corporea è 5/9 sulla scala di Henneke.

Il fieno può essere bagnato per ridurre gli zuccheri idrosolubili (WSC). Immersione in acqua fredda per 30–60 minuti può ridurre WSC di circa 15–30%, ma bagni prolungati oltre 6–8 ore aumentano la perdita di minerali: è quindi essenziale bilanciare minerali e vitamine con un integrazione mirata. Evitare totalmente i concentrati amidacei; se indispensabili per scopi medici, concordare con il veterinario quantità minime e diluite in fibra, mantenendo l’amido per pasto il più vicino possibile a zero nei soggetti con disfunzione insulinica.

Le fonti di energia vanno ricercate in fibre altamente digeribili (polpa di barbabietola senza melasso, soia tostata decorticata con basso amido) e, se necessario, in grassi aggiunti in piccole quantità, valutando la tolleranza individuale. La suddivisione in 3–4 somministrazioni giornaliere, l’uso di reti a piccolo foro e di slow feeder riduce l’ingestione rapida e i picchi metabolici.

Gestione del pascolo: orari, superfici e dispositivi

L’accesso al pascolo va considerato un farmaco: dose, tempo e condizioni. Regole pratiche:

  • Preferire le prime ore del mattino solo se le temperature notturne sono rimaste miti (>5–6 °C); evitare le ore centrali e il tardo pomeriggio, quando l’accumulo di NSC è massimo.
  • Limitare il tempo di pascolo (ad esempio 30–60 minuti) e utilizzare museruole che riducono l’ingestione del 30–80% a seconda del modello e dell’animale.
  • Allestire paddock “dry lot” o pascoli rasati e poveri, con foraggio controllato a disposizione.

Per una panoramica operativa sulle abitudini giornaliere che riducono i fattori di rischio, è utile consultare una guida pratica alle abitudini quotidiane che riducono il rischio di laminite, integrando le scelte alimentari con gestione del movimento e dell’ambiente.

Peso corporeo, movimento e co-morbidità

Il controllo del peso è centrale. L’obiettivo è una condizione corporea 5/9 (scala di Henneke), riducendo progressivamente il tessuto adiposo, soprattutto a livello del collo. Le camminate controllate su terreno regolare, inizialmente 10–20 minuti al passo 5–6 giorni a settimana, possono essere introdotte quando il veterinario conferma la stabilità dello zoccolo. Nei cavalli con artrosi concomitante, la pianificazione del movimento trae beneficio da interventi non farmacologici per migliorare la mobilità articolare, così da prevenire compensi che sovraccaricano gli arti anteriori.

Gli snack devono essere coerenti con l’obiettivo: eliminare melasso, barrette dolci e quantità generose di frutta. Se proprio necessari per training, preferire piccolissime porzioni di foraggio pressato a basso NSC o pellet vitaminico-minerale “low-NSC”, contabilizzandone l’apporto.

Monitoraggio oggettivo: segnali e test

La prevenzione delle ricadute passa dal monitoraggio dei segni precoci: aumento della temperatura della parete dello zoccolo, accentuazione del polso digitale, rigidità alla rotazione del piede, cambi dell’andatura su superfici dure. Un diario giornaliero che annoti alimenti, orari di pascolo, lavoro e segni clinici aiuta a correlare eventi e sintomi.

Sul piano laboratoristico, il veterinario può proporre test per la disfunzione insulinica (insulina basale, test dinamici) e, se indicato, per la PPID (ACTH). La revisione periodica della dieta, con analisi del fieno e verifica del contenuto di NSC, riduce l’incertezza. Una visita podologica regolare assicura correzioni tempestive di pareggio e ferratura, indispensabili per distribuire correttamente i carichi.

Punti chiave per decisioni rapide

  • Alimento più rischioso per le ricadute: erba giovane ad alto contenuto di fruttani e zuccheri.
  • Foraggio target: NSC <10–12% (s.s.), idealmente testato in laboratorio.
  • Vietare cereali e melasso nei soggetti con disfunzione insulinica o storia di laminite.
  • Pesare il foraggio, frazionare i pasti, usare slow feeder; considerare il bagno del fieno con bilanciamento minerale.
  • Gestire rigorosamente tempi e condizioni del pascolo; preferire “dry lot” quando possibile.

La ricaduta di laminite non è una fatalità: nasce spesso da una combinazione prevedibile tra stagione, stato metabolico e scelte alimentari. Identificare l’erba giovane ricca di fruttani come principale innesco consente di pianificare razioni e pascolo con criteri misurabili. L’approccio tecnico, fondato su analisi del foraggio, controllo del peso e gestione degli orari, offre ai proprietari uno strumento affidabile per proteggere il cavallo nel tempo.

Emilia Fontanesi

Emilia Fontanesi è cresciuta in una casa piena di animali. Dopo aver gestito insieme al marito una fattoria didattica, oggi scrive storie e manuali per aiutare le persone a instaurare un rapporto consapevole con i propri animali domestici, ispirandosi spesso alle avventure del suo cocker anziano e degli asinelli di famiglia.